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mercoledì, novembre 14, 2007
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qualcosa che da troppo dorme si deve risvegliare.

ma è veramente soltanto assopito?


Bio | 02:57 | commenti (1) | link


domenica, marzo 18, 2007
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bad samaritan

Da qualche anno Marzo segue sempre un suo canovaccio.
Qualche punto fermo e poi ci ricama su: perdite ematiche, ansia, un abbandono, infine reazione opposta perchè non serve piangere sul Cuba versato.
Ho visto la lepre madre dare alla luce la sua cucciolata di piccole creature sbraccianti, subito pavide di levarsi dal tatto del manto materno. Allo stesso modo, pur insofferenti di tale condizione, temendo il peggio, aspettiamo che sia una mano sconosciuta a scrollarci e separarci da ciò che pensiamo sia il grembo dove dobbiamo nasconderci.
Ma quella mano non arriva mai..
Quindi d’ora in avanti amerò me stesso, e il prossimo. No, non questo. Il prossimo.
Per vomitare l’anima mi devo mettere due dita nella coscienza? Sarà, ma in ogni caso credo, come Bergonzoni, nella Teoria della Nausea: le cose mi girano attorno finchè non si sentono male.
Chiudo il moleskine e alzo lo sguardo.
“senti ma..”
“cosa ?” fa lei.
“mm.. no niente”
“dai.. dimmi!”
“ma niente.. una cazzata..”
“eh no ancora? Adesso lo dici! C**** che nervi”
Detto questo, sfoca.
Cosa mancava? Ah già, la reazione.
Bio | 22:09 | commenti (1) | link


giovedì, marzo 01, 2007
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fame chimica

Sabato mi sono vestito da Morte. Una tipa è sbucata dalla folla e mi ha morso violentemente lo zigomo (è ancora gonfio) e poi si è ributtata nell'oscurità. Non so perché e preferisco non saperlo.


Bio | 19:30 | commenti | link


martedì, febbraio 06, 2007
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La visione del frigobar da vicino

Spero che le prossime 20 ore (ad andar bene) passino alla svelta. Anche il mal di testa non era indispensabile. Certe mattine allo specchio mi rivedo pulcino, alto quasi come il lavandino, a guardare dal basso lo sguardo prima sconosciuto di mio padre che si pettinava per andare a lavoro, mentre il furgone del vicino andava in fiamme. Forse perché lavandomi la faccia scopro quello stesso sguardo nello specchio.
Questa visione fa passare ogni istinto omicida e permette un quieto vivere in metropolitana.
Lo specchio è l’unica cosa che ricordo bene di quella casa, oltre al solo frigobar mai posseduto da mio padre. Anni dopo capii tutto, compresa quella precoce curiosità per gli alcolici.
Continuo a non capire invece le lettere degli avvocati, che dio li strafulmini.


Bio | 13:47 | commenti (2) | link


domenica, gennaio 21, 2007
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Mindset (inclinazione mentale)


Inclinata quel che basta per far sì che da un momento all’altro tutto scivoli via.
Si ringrazia chi di dovere per i feltrini posti accuratamente sotto a quello che doveva rimanere ben saldo.
Molto graditi davvero.
Hanno funzionato.
Per ora.


Bio | 13:36 | commenti | link


domenica, dicembre 24, 2006
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Più o meno andrà così

Uscirò da lavoro verso le 2230 e, conoscendo gli altri due colleghi, avrò ancora in mano la bottiglia di pampero aniversario reserva exclusiva (era in offerta, mi sono emozionato manco fossi andato a scegliere un gattino dal veterinario). La via sarà deserta come ogni domenica sera. Saluterò sbrigativamente che tanto vado nella direzione opposta e fatti pochi passi me lo troverò davanti, senza stupirmi, seduto sul muretto ad aspettarmi.

“te lo aspettavi vero?”

“con tutte le madonne che tiro giù ogni vigilia.. sì.. prima o poi dovevi arrivare..”

“e quale serata migliore potevo scegliere? Ti faccio un po’ di compagnia che sei solo no? Ti da fastidio? Me ne devo andare? No perché me ne vado se vuoi.. va beh ciao eh, e auguri..”

“non ti facevo così permaloso.. dai.. hai d’accendere?”

“ma tu –tieni- lo sai che due coglioni ogni anno stanotte? Sorbirmi le loro menate? Che poi con il fuso orario sto in giro.. mah lascia perdere che te lo dico a fare..”

“bello sbattimento”

“uuhf.. fai fare un goccio?”

“toh.. ma che vuoi da me? non mi ero nemmeno meravigliato quando da bambino ho scoperto che non esisteva babbo natale.. figurati adesso se credo nel natale.. anzi mi sta decisamente sui marroni che rimango da solo: sono tutti a cena con i parenti e pure il locale dove vado sempre è chiuso e..”

“senti ma credi che mi diverta? Ti ci metti anche tu? E poi di che ti lamenti, scusa? non ti ricordi forse quell’anno che proprio stanotte..”

“sì sì va bene. ho capito dove vuoi arrivare, ho capito.. grazie tante ma ora ridammi la bottiglia che me ne voglio andare a fare un giro..”

“ehnnò! col cazzo! Adesso aspetti che finisco la sigaretta così almeno posso dire ai capi che son venuto e poi tanto non hai nulla da fare se non mi sbaglio”

“ma che cazzo centro io scusa? Te l’ho detto: mi stai antipatico, cristodio, già sono inverso per i cazzi miei figurati se sto qui che magari ti scappa pure di farmi la paternale con i natali passati.. molla che mi sto incazzando!”

“beh sì in effetti te la meriteresti una bella ramanzina.. lo sai che se sei solo è per colpa tua e per questo ora te la prendi con me e..”

“senti Spirito del Natale dei miei coglioni..”

“eh?”

puppa! Me ne vado. Tienti la bottiglia stronzo, tanto l’hai quasi finita”


Bio | 21:23 | commenti (3) | link


mercoledì, dicembre 06, 2006
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otto anni in duecento metri (1998-2006)

La memoria breve è in gran parte del tempo inutilizzabile. Operazione: memoria breve. Stato: non risponde. Ma non dimentico dov’è sepolto un amico. Campo x, fossa y.
Non vado da molto tempo, eppure ricordo ancora le coordinate. Rimane questo di noi, un ultimo indirizzo di 2 numeri.
Da giorni valuto cosa ascoltare lungo quei 200 metri e infine, senza impegno, scelgo obstacle 1 degli interpol. Varco l’ingresso del cimitero e come sempre non prendo la navetta. Una vecchina curva su sé stessa mi viene incontro. Guarda l’asfalto appesa al bastone. Per un attimo mi rispuntano le corna, la coda e quello stupido sorrisetto che ogni tanto mi si stampa in faccia. -scusi signora, dove li trovo i tappeti elastici?- alza un braccio e mi manda a cagare. Il labiale è chiaro, non avevo nemmeno spento la musica. Mi ricordo quando erano venute con me T e Sil. Erano talmente tese che ho dovuto tirare fuori il peggior cinismo e farle ridere tanto che non si erano nemmeno accorte di essere arrivate davanti a lui. E intanto preparavo anche me stesso. Un po’ come dipingere una tela con una mano, e allo stesso tempo preparare un caffè con l’altra.
Supero la prima rotonda. Sil non se l'è sentita stavolta. Non la biasimo. Le ho detto apposta che sarei andato oggi, sapendo che doveva ripartire, per non farla sentire in colpa. Quello che è successo allora è stato molto importante per il nostro legame, oltre al fatto che è stata l’unica a sopportarmi per più di 6 mesi. Ora è la mia sorellina. E se la mia sorellina ha problemi mollo tutto, prendo un treno e vado a risolverle le cose. Se io ho un problema lei, anche se è sempre in giro per scavi archeologici, prende un treno e mi raggiunge. È l’unica ragazza con la quale posso dormire abbracciato senza cedere a pensieri peccaminosi. “La verità è una bellissima cosa” dicono, ma non le racconto sempre tutto, tra i due quello che è cambiato di più in questi anni sono io.
Seconda rotonda. Dovetti dirglielo io quella mattina, sotto casa mia prima di andare a scuola. Avevo bloccato sul nascere quella folle catena di telefonate notturne. (Avrei voluto tanto essere con te stanotte, ma è meglio lasciarti dormire, almeno tu. Mi lascio implodere tutto dentro. Domani dovrò farti male ancora, dovrò essere forte)
Anni dopo mi disse che non era nemmeno scesa del tutto dal tram e aveva capito tutto dalla mia faccia.
Campo x. Fossa y. Gli siedo di fronte e come al solito chiedo scusa per le spalle a chi gli riposa davanti.. Rispetto per i morti. Un giorno lo saremo anche noi.
Sto zitto. Non penso a nulla, ma tiro fuori la fiaschetta.
Te la ricordi questa vero? L’ho ritrovata, te la lascio qui.
Prima di rialzarmi, per l’ennesima volta gli dico bastardo. Potevi chiamare anziché farti saltare il cervello per tutta la stanza. Stammi bene.
Spengo la sigaretta e me ne vado scricchiolando sulla ghiaia.
Seconda rotonda. Annuso l’aria. Poi la prima, di nuovo.
Vibra il cellulare, Sorellina is calling.
- Fabietto come stai?
- quando torni Sil?
- non ci devi più andare da solo lì, te l’avevo detto
- Scusa un attimo
(rivolto ad altra vecchina curva su sé stessa) - Scusi signora, per gli scivoli vado bene di qua?
- Fabietto ancora? Lasciale stare!
- scusa è più forte di me, lo sai (la vecchina continua a sbraitare mentre mi allontano)
- Vuoi venire qui? Finisco alle 16 allo scavo oggi
- Signora stanno uscendo dalle tombe scappi finchè in tempo!! è l’apocalisse!! Via! VIAA!! (mi metto a correre) - FABIO! BASTA!


Bio | 21:18 | commenti | link


giovedì, novembre 23, 2006
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Non c'è amore in quel trilocale

La cucina è l’ambiente più rilassante della casa, dopo la mia stanza. Colori tenui: mobile di un verde chiaro tipo vomito de L’esorcista e piastrelle celesti da stabilimento balneare ligure. Poso il culo su un preziosissimo sgabello in quercia lavorata donatomi da una lontana zia irlandese (in realtà rubato una notte in stato di ebrezza davanti ad un irish bar di infima qualità appena prima che il titolare uscisse, caricato in macchina e ivi dimenticato per 2 giorni). Lo sgabello in questione è alto il giusto per permettermi di appoggiare i piedi sul mobile davanti e la testa sulle fredde piastrelle, alzando lo sguardo di qualche grado. Portacenere a forma di gatto, fiammiferi, quindi accendo la radio e inizio a fumare, passando in rassegna le bottiglie di superalcolici consumate in casa, diligentemente allineate sopra il mobile. Sembra un plotone d'esecuzione per fegati. Una muraglia cinese del vizio. Poi mi accorgo di essere specchiato nella finestra. Che strano, il venerdì ci si trovava tutti fare aperitivo. Fisso. Non ci si sentiva neanche. Ora invece mi trovo in cucina a fumare. Con uno sforzo addominale mi allungo per spegnere la radio e ascolto. Tento di concentrarmi su qualcos’altro, non su quell’immagine riflessa. G come al solito suona la chitarra e canta. In questo caso “nobody home" dei pink floyd. Ma di lui.. beh.. ometto per privacy virtuale. Altra stanza. Sento tossire S come al solito. Lo conosco da così tanto tempo che basandomi su quella sua tosse cronica capisco che è steso sul letto a guardare il soffitto. I colpi di tosse sono più tristi del solito, e a tratti sembrano fatti con una stanchezza rassegnata. Eviterò di raccontare la vita privata di un’altra persona, ma anche per S gli ultimi ricordi di relazioni felici sono lontani nel tempo. Un qualche ingranaggio beffardo del mondo lo porta ad essere attratto da ragazze che poi risultano non compatibili con la sua visione della vita. Lui fuma, tossisce, guarda il soffitto e pensa. A chi, lo so. G pizzica le corde della chitarra, canta, pensa. Non so a cosa, ma i pezzi sono più tristi del solito ultimamente. Mi sembra di vederli attraverso le pareti. Io fumo, guardo ancora le bottiglie, assaggiando la sensazione di freddo e bagnato della piastrella celeste sul cranio rasato, e penso. Riguardo la finestra e razionalizzo l’impressione che avevo avuto minuti prima. Il riflesso è incorporeo e ingrigito dal vetro non pulitissimo –ammettiamolo-. Sembro un fantasma insomma. Mi sono trasformato in quello che mi perseguitava. Forse è una fase di accettazione: ora che non c’è più, mi ci rivedo. Continuo a pensare. Penso che forse è meglio smuovere questa casa.
Spengo la sigaretta e urlo: “Pastaaa?”

 


Bio | 15:43 | commenti (3) | link


giovedì, novembre 09, 2006
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gli ultimi momenti di uno che conoscevo bene

flying away in a big orange light

Continuo a osservare il mondo con la stessa espressione con cui guardo fuori dal finestrino di un treno di notte. Non ci posso fare nulla: lo sguardo viene rapito dalle luci al neon in mezzo alla campagna buia, e poi da quelle arancioni, ormai familiari quanto il sole.
Le guardo scorrere quasi aspettando di scorgere una chissà quale rivelazione sotto una di esse, ferma ad aspettare che almeno qualcuno la colga.
Anzi, questo filtro arancione, poco più tenue del color seppia, appare ancora più conosciuto.
L’occhio si sorprende a pensare di aver passato più tempo illuminato da questa retina colorata, piuttosto che dal sole.
Per questo motivo -che forse può apparire anche un po’ triste, ammetto- mi son visto seduto.
Da una parte acqua gelata e buia, che sussurra di nero.
Dall’altra una luce intensa e arancione, che reclama decisa come un ventre materno può fare.
E io lì immobile a fissare come se ci fosse un vetro.
Come se fossi lontano centinaia di metri in viaggio per dove dico io.
Mi son seduto e acceso una paglia con calma.
Poi son passato in mezzo.
Va bene così, forse era proprio la scelta giusta da prendere.
Il giorno dopo mi son svegliato nel mio letto.


Bio | 18:55 | commenti (1) | link


mercoledì, novembre 01, 2006
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cristo! non scrivo qui da così tanto tempo?
Bio | 21:51 | commenti | link


mercoledì, luglio 05, 2006
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nuova festa..nuovo infortunio.. tutto nella regola..avevano pure scommesso le altre carogne..ma sul quel giorno non c'era posta sul banco.. sempre più bionico...
Bio | 17:45 | commenti | link


mercoledì, giugno 21, 2006
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insomma.. un gran nervosismo addosso.. e non sempre riesco a tenerlo chiuso.. al meno fino a quando riuscirò a capire esettamente a cosa è dovuto.. e quindi a come addomesticarlo..
Bio | 17:40 | commenti | link


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Ogni volta che mi sveglio la mattina ci penso. Anche se ho il giorno libero ci penso ugualmente perché la prima cosa che i (pochi) neuroni cantano in coro è che non devo lavorare e quindi vogliono dormire ancora. Chiudo gli occhi, la luce non li disturba più e si assopiscono. Dormite bambini, ma dopo ci ripenso. Che società è mai questa? Penso al ragazzo di 24 anni morto volando da 15 metri ieri in cantiere… penso ai miei amici che a 30 anni fanno l’operaio in cooperativa.. il coinquilino che fa il ragioniere (una volta lavoro rispettabilissimo –anche se noioso, certo-) che cambia azienda ogni 6 mesi slatando da una società interinale all’altra.. a colleghi al sud che stavano meglio quando erano interinali.. forse troppo bene per alcuni quindi si è creata una condizione peggiore, il lavoro a progetto.. e ogni mattina dico.. come sono fortunato.. una mosca bianca in tanta precarietà.. ho la fortuna di essere una mosca indeterminata.. a quel punto immancabilmente l’unico neurone astemio, ormai sconsolato, mi ricorda “non se tu quello che se ne vuole andare da tutto, dalla città, perfino dagli amici a cui tanto ti senti legato? Non forse quello che ha esitato a seguire il cuore in un’altra nazione perché ti chiedevi cosa ne sarebbe stato di te se fossi tornato un giorno? Due volte su tre si sbaglia a tentennare, e quella volta ha confermato la regola.. in quel momento torno a sentirmi una mosca, ma legata con una catena che arriva dall’altra parte della città, legato a un lavoro deprimente, snervante e moralmente disprezzato.. evidentemente chi ha può prendere le decisioni non rischia che suo figlio voli giù da 15 metri.. e forse non si ripete ogni mattina allo specchio “avevo diritto a viverla quella felicità. Non me l’avete concesso. E allora, è stato peggio per me, peggio per voi, peggio per tutti.. dovrei rimpiangere ciò che ho fatto? Forse. Ma non ho rimorsi. Rimpianti sì, ma in ogni caso nessun rimorso..” meglio non mischiare le cose, non confondere le colpe. Richiudo gli occhi e i neuroni smettono di ronzare.. esco di casa
Bio | 17:39 | commenti | link


lunedì, maggio 29, 2006
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un post al mese..manco fosse la busta paga...ma un computer si avvicina finalmente.. il tremore alle mani rende troppo difficoltoso lo svuotarsi sul moleskine.. eppure due o tre cose psicologicamente destabilizzanti son capitate.. l'avvicinarsi del compleanno mi sta facendo pensare, mi capita sempre di fare un punto della situazione.. ma l'illogicità di quello che sta succedendo mi fa girare la testa. Tento di bloccarla come potrebbe fare la mano su un mappamondo.. io sono qui, mi vedo. guardo spesso le mie mani ultimamente. e forse chissà, proprio perchè la paura che potrebbero non stringere più.. basta, lo visto succedere ad amici, anche in questo stesso periodo.. magari non è nulla, ma il sangue si gela.. riuscirò ad essere forte come mi son mostrato in questi casi al fianco dei miei amici? ecco.. io vorrei stare a casa qualche sera.. ma ora come faccio? non mi posso fermare così 
Bio | 17:37 | commenti | link


mercoledì, aprile 26, 2006
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non me lo ricordo proprio... eppure sento una grossa carica dentro che si ingrossa pian piano.. e sento anche un po' di pazzia che avevo sotterrato in giardino per evitare che qualcuno si facesse male... ihihi quanto tempo.. ora però voglio un computer con internet per la malora!


Bio | 18:36 | commenti | link